Nonna.

La mia Nonna paterna si chiamava Clarina, per noi Chiara.

Era nata a Trofarello in provincia di Torino ed è li che conobbe mio Nonno Terenzio che si era laureato in Ingegneria Civile al Politecnico.

Dopo essersi sposati andarono a vivere a San Vito, paese di origine di mio Nonno.

Da una cittadina del continente ad un paese dell’entroterra Sardo: un bel cambiamento.

Lei, una donna alta, bionda, con gli occhi celesti, con una visione moderna del suo ruolo nella società, si trovò quindi in un’ambiente con forti tradizioni, chiuso e poco incline all’accoglienza di quel tipo di figura femminile.

Credo che per lei non sia stato facile.

Per motivi di lavoro mio Nonno venne trasferito a Cagliari e mia Nonna potè finalmente riprendere le sue attività e le sue passioni di quando era in Piemonte.

Era una donna energica, autorevole e rispettata.

Frequentava l’ambiente ecclesiastico, si rese disponbile all’organizzazione di incontri e partecipò attivamente alla vita della

Chiesa.

Faceva la volontaria ogni qualvolta ci fosse bisogno di aiuto ed era sempre disponibile ad occuparsi di realizzare lavori artistici di diverso tipo.

Dopo la morte di mio Nonno e quando finalmente i miei genitori ultimarono la loro nuova casa, venne a vivere da noi per qualche anno prima della sua morte.

Ricordo la sua severità, ma anche la sua dolcezza che un viso come il suo non poteva non avere.

Ero alle elementari e dovevo imparare le tabelline, lei mi interrogava e ad ogni “quanto fa … per …?” cercavo in tutti i modi di prendere tempo e le ripetevo la sua domanda diverse volte: “mi stai chiedendo quanto fa… per…, giusto? Ah, si perfetto, quindi ora ti dico quanto fa … per …!

In questo modo riuscivo ad avere il tempo necessario per fare l’operazione a mente e trovare la soluzione.

Da come mi guardava sono sicuro che le era perfettamente chiara la mia strategia, ma era molto gentile nel non dirmelo e nell’aspettare le risposte.

Quando morì la sua bara fu trasportata nel cimitero di San Vito per essere sepolta nella tomba di famiglia.

Un collega di lavoro di mio Babbo mi raccontò che gli chiese di accompagnarlo in macchina e che pianse durante tutto il viaggio.

Mio Babbo era molto legato a lei.